Pasqua 2026

Pasqua: un percorso che inizia

Il percorso della fede pasquale parte da un luogo di morte: il sepolcro. È il luogo dove ogni essere umano giunge alla fine della vita.

Quella mattina però, Maria Maddalena vide che “la pietra era stata tolta dal sepolcro”: era aperto. Non solo, era anche vuoto, il corpo di Gesù non c’era più. La tomba vuota non è la risurrezione di Cristo, ma è un segno che chiede di essere interpretato. Non c’è più nessun corpo da conservare; se vogliamo incontrare Gesù risorto occorre cercarlo per le strade della vita. Allora mettiamoci in cammino!

Alcune settimane fa i telegiornali hanno riportato la notizia del ferimento di una docente di francese, Chiara Mocchi, di 57 anni da parte di un suo alunno, tredicenne, che ha filmato la scena con il telefonino per condividerla sui social. Attraverso il suo legale, Chiara racconta qualche ricordo di questa triste esperienza:

«Ho subito una potentissima emorragia, quasi un litro e mezzo di sangue perso in poco tempo …un fendente arrivato a mezzo millimetro dall’aorta, un foulard premuto sul collo, le mani tremanti di chi mi soccorreva, e quel torpore che avanzava rapido mentre la luce attorno a me diventava ombra, e l’ombra diventava addio. Poi dal cielo è arrivato l’eliambulanza … mi hanno caricata in un istante e la voce di una donna: “abbiamo pochi secondi, la stiamo perdendo…”. Istanti in bilico tra la vita e la morte, con le forze che improvvisamente vengono meno.Poi la luce nei miei occhi si è spenta e ho sentito di sprofondare nel buio più profondo… Proprio lì, in quel buio, ho percepito la vita tornare indietro e ho sentito una voce maschile che scandiva: “ancora una sacca … presto, ancora una” Era il sangue donato, quello che ricominciava a circolare nel mio cuore che riprendeva il suo ritmo».

Scampato il pericolo, l’insegnate di francese ha voluto ringraziare la “macchina sanitaria” che l’ha soccorsa e in modo particolare i donatori di sangue, che, pur rimanendo nell’ombra, salvano tante vite. Ha scritto una lettera agli alunni, ai colleghi, ai genitori e a quanti l’hanno soccorsa, per esprimere la sua infinita gratitudine. In un passaggio scrive: «So che quanto accaduto ha sconvolto molti di voi. Ha generato paure, domande, forse persino scoramento. Per questo vi dico: non lasciamoci vincere dal buio … Questa ferita non deve diventare un muro, ma un ponte … Se il Signore vorrà concedermelo, io tornerò. Tornerò in classe, tra i banchi, dove ho sempre sentito di appartenere. Tornerò a insegnare, a credere nei giovani, ad accompagnarli nei loro passi difficili. Perché nonostante tutto, insegnare resta il mio sogno, la mia vocazione, la mia gioia più grande».


Nei prossimi cinquanta giorni del periodo pasquale, apriamo i nostri occhi per scoprire i segni del Cristo vivente. La pietra è stata tolta dal sepolcro non tanto per far uscire Gesù, ma per far entrare i discepoli e toccare con mano quell’assenza che ci invita a iniziare una relazione nuova con il Signore e a leggere la storia scorgendovi i segni dell’azione di Dio.

Proprio lì, quando la speranza sembra scappare via per lasciare posto alla paura … ecco che rinasce la vita … e sarà Pasqua!

Ci auguriamo di sperimentare un Dio vivo e vicino, in grado di ridarci il gusto della vita, il sorriso e l’eternità.


Don Francesco